Presso la Darsena Levante del porto di Napoli, Trevi sta lavorando per realizzare un nuovo terminal container, un ampio piazzale creato riempiendo lo specchio acqueo fra due moli, che operativamente affronta problematiche ambientali e costruttive non indifferenti, sia per la posizione sul mare, sia per esigenze di tipo ecologico, che richiedono la creazione di un involucro completamente impermeabile, verso terra e verso mare, e quindi l’impiego di tecnologie e materiali fra i più avanzati oggi esistenti, dai sistemi di palificazione al consolidamento dei fondali, dagli impianti di betonaggio a basso impatto alle condutture in vetroresina, ai cementi speciali.

Un intervento importante per la città di Napoli, che prevede la creazione di un terminal container esteso su 230 mila metri quadrati con una banchina lunga 672 metri; un progetto di riassetto e razionalizzazione che permetterà il rilancio del settore commerciale e di quello container. Questo permetterà a Napoli di avere ancora un ruolo importante nel Sud Europa.

Per la parte a terra, nella cassa di colmata i pali sono realizzati con la tecnica dei pali secanti (Cased Secant Piles), il risultato è un diaframma continuo e impermeabile, con uno spessore minimo di 70 centimetri. I pali sono spinti a una profondità di 24-25 metri (i più profondi raggiungono i 28 metri), così da inserirsi bene all’interno dello strato tufaceo.

Fra il diaframma a terra e la banchina a mare, è previsto un sistema di diaframmi strutturali, scavati con idrofresa. Una soluzione di maggiore resistenza, perchè non deve solo isolare la cassa di colmata ma anche consentire l’accosto di navi di grandi dimensioni e reggere il peso di grandi gru a portale.

Consolidamenti importanti sono previsti anche per i fondali sotto la banchina, nella fascia di 30 metri fra le due pareti combinate, utilizzando in questo caso la tecnica dei cosiddetti “pali a spostamento laterale” (nome tecnico Discrepiles, o Displacement Piles). Una speciale tecnica di costipamento del Gruppo Trevi, che permette di compattare il suolo senza estrarlo, grazie all’azione combinata di un doppio utensile e del getto della miscela cementizia, che insieme portano alla compressione del terreno e al consolidamento fra file di pali attigue.